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Biometano, il settore entra in una nuova fase

Fonte: Terre e Vita··6 min di lettura
Biometano, il settore entra in una nuova fase
Pianura Padana: il letame si trasforma in biometano per l'energia del futuro.

Il settore del biometano in Italia sta vivendo una fase di profonda trasformazione e crescita, affermandosi come pilastro strategico per la sostenibilità energetica e ambientale del Paese. Per gli operatori del settore zootecnico, e in particolare per gli allevatori di bovini, questa evoluzione non rappresenta solo una tendenza, ma una concreta opportunità per diversificare le fonti di reddito e ottimizzare la gestione delle proprie aziende.

L'impulso dato dagli incentivi e la crescente consapevolezza sui benefici dell'economia circolare stanno spingendo un numero sempre maggiore di imprese agricole verso la produzione di questa preziosa risorsa.

Il Biometano in Italia: numeri e prospettive per l'agricoltura

Il panorama italiano del biometano è in forte espansione. Attualmente, sono ben 398 gli impianti ammessi agli incentivi per una capacità complessiva di 1,3 miliardi di metri cubi annui. Di questi, 90 sono già pienamente operativi, contribuendo con 275 milioni di metri cubi alla produzione nazionale. Il dato conferma una tendenza in crescita da anni, con un incremento significativo anche negli investimenti in nuovi impianti. Questo sviluppo è supportato dagli incentivi introdotti con il Decreto Ministeriale del 15 settembre 2022 e dalle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che mirano a promuovere una capacità produttiva di circa 2 miliardi di metri cubi l'anno entro il 2024, dieci volte superiore alla produzione attuale.

Secondo il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), nel 2025 la produzione di biometano in Italia ha raggiunto i 427 milioni di metri cubi, un aumento del 17% rispetto al 2024. Il MASE ha inoltre emanato un decreto per le regole applicative degli incentivi per l'immissione di biometano nella rete del gas naturale, sostenendo sia i nuovi impianti che la riconversione di quelli esistenti.

Un elemento chiave di questa crescita è la valorizzazione dei sottoprodotti agricoli e zootecnici. Il Consorzio Italiano Biogas (CIB) ha giocato un ruolo cruciale, concludendo 60 accordi per un totale di 180 milioni di Smc di biometano all'anno, con una domanda industriale diversificata che include settori come l'acciaio, la carta, la ceramica e l'alimentare.

Nonostante la crescita, il settore deve ancora affrontare sfide importanti per colmare il divario con gli obiettivi del PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima), che fissa una prospettiva di produzione di 5,7 miliardi di metri cubi di biometano all'anno entro il 2030. Per raggiungere questi traguardi, sarà fondamentale costruire un mercato stabile, caratterizzato da contratti di lungo periodo e regole certe, come sottolineato dal presidente del CIB, Piero Gattoni.

Il Valore Aggiunto del Biometano per gli Allevamenti Bovini

Per gli allevamenti bovini, il biometano rappresenta un'opportunità di straordinario valore. Il letame e i liquami zootecnici, spesso considerati un problema di gestione e smaltimento, si trasformano in una risorsa strategica per la produzione di energia rinnovabile. Il processo di digestione anaerobica permette di convertire questi reflui in biogas, che viene poi purificato per ottenere biometano, un gas con caratteristiche simili al gas naturale e immissibile nella rete nazionale.

I benefici per gli allevatori sono molteplici e toccano diversi aspetti della gestione aziendale:

  • Diversificazione del Reddito: La vendita del biometano prodotto o il suo utilizzo per autoconsumo energetico creano un nuovo flusso di reddito, riducendo la dipendenza dalle fluttuazioni dei prezzi delle materie prime agricole o dei prodotti zootecnici.
  • Riduzione dei Costi Energetici: Produrre biometano in azienda può significare una maggiore indipendenza energetica, abbattendo i costi per l'acquisto di elettricità o combustibili.
  • Gestione Sostenibile dei Reflui: La digestione anaerobica permette di trattare efficacemente il letame, riducendo gli impatti ambientali legati alla sua gestione, come le emissioni di metano (un potente gas serra) e di ammoniaca. Ciò contribuisce concretamente alla decarbonizzazione e al rispetto delle normative ambientali.
  • Produzione di Digestato: Un sottoprodotto del processo di digestione anaerobica è il digestato, un fertilizzante organico di alta qualità. Il digestato è ricco di nutrienti e, se utilizzato correttamente, può migliorare la fertilità del suolo e ridurre la necessità di ricorrere a fertilizzanti chimici di sintesi, generando un ulteriore risparmio economico e beneficio ambientale.
  • Economia Circolare e Immagine Aziendale: Adottare un impianto di biometano integra l'azienda in un modello di economia circolare, dove gli scarti diventano risorse. Questo non solo migliora l'efficienza interna, ma rafforza anche l'immagine dell'azienda come realtà innovativa e attenta alla sostenibilità, un aspetto sempre più apprezzato dai consumatori e dal mercato.
Un'analisi condotta dal CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) ha evidenziato come il settore zootecnico italiano abbia subito una riduzione dei volumi di produzione, in particolare per le carni bovine (-2,5%) e il latte (-1,2%) nel 2023. In questo contesto, la diversificazione dei redditi attraverso il biometano può rappresentare una strategia vincente per il comparto.

Le Sfide per un Mercato Stabile

Affinché il potenziale del biometano sia pienamente espresso, è essenziale superare alcune criticità. Come evidenziato dal CIB, la necessità di costruire un mercato stabile con contratti di lungo periodo e regole certe è impellente. La filiera è ancora frammentata, e la complessità autorizzativa, la ridotta bancabilità dei progetti e la scarsa competitività di costo rispetto al metano fossile sono ostacoli che rallentano la piena affermazione del settore.

Servono, dunque, politiche a lungo termine che vadano oltre i soli incentivi alla produzione, mirando a rafforzare la domanda strutturata e l'integrazione di filiera. L'obiettivo è che il biometano possa progredire "senza stampelle", valorizzando appieno il suo potenziale nel medio e lungo periodo.

Cosa significa per gli allevatori bovini

Per l'allevatore bovino, la transizione verso il biometano non è un semplice adeguamento tecnologico, ma una vera e propria riqualificazione del modello di business. Significa trasformare un costo – quello della gestione del letame – in un ricavo, valorizzando ogni componente della propria produzione. L'investimento iniziale, sebbene possa apparire significativo, è mitigato dagli incentivi statali e dalle prospettive di ammortamento a medio termine, generando benefici economici che si protraggono nel tempo.

In un'epoca in cui la sostenibilità è al centro delle politiche agricole e delle aspettative dei consumatori, dotarsi di un impianto di biometano consente all'azienda di essere un attore proattivo nella lotta ai cambiamenti climatici, riducendo le proprie emissioni e contribuendo alla produzione di energia pulita nazionale. Inoltre, la produzione e l'utilizzo di digestato migliorano la qualità dei terreni e diminuiscono la dipendenza da fertilizzanti esterni, con un impatto positivo sia sul bilancio aziendale che sull'ecosistema agricolo.

Per gli allevatori italiani, significa cogliere l'opportunità di rendere la propria azienda non solo più resiliente e profittevole, ma anche un esempio virtuoso di economia circolare e sostenibilità, elementi sempre più determinanti per la competitività nel mercato agroalimentare del futuro. Il settore del biometano è entrato in una nuova fase, e gli allevamenti bovini sono chiamati a essere protagonisti di questa evoluzione.

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