Una svolta epocale per le rinnovabili italiane: il Decreto FER X apre nuove prospettive per il settore zootecnico
Un orizzonte di significativa trasformazione si apre per il panorama energetico italiano con l'entrata in vigore, lo scorso 7 agosto 2026, del Decreto FER X definitivo. Questo provvedimento, attesissimo dagli operatori del settore, rappresenta un pilastro fondamentale nella strategia nazionale di decarbonizzazione e un'opportunità senza precedenti per l'installazione di nuova capacità da fonti rinnovabili. Con un contingente massimo di 37,15 gigawatt (GW) e un budget di 23 miliardi di euro autorizzato dalla Commissione Europea, il decreto intende accelerare la transizione ecologica del Paese, con ricadute dirette e indirette anche per l'agroalimentare e, in particolare, per il settore zootecnico italiano.
Il Decreto FER X sostiene la produzione di energia elettrica da impianti che utilizzano tecnologie ormai mature e prossime alla competitività di mercato: fotovoltaico, eolico, idroelettrico e, aspetto di particolare interesse per il nostro pubblico, gli impianti a biogas derivanti da processi di depurazione. Questa spinta governativa, che mira a raggiungere circa il 48% dell'attuale capacità da FER in Italia, offre un meccanismo di supporto stabile e di lungo periodo, strutturato principalmente attraverso contratti per differenza a due vie, validi per vent'anni, volti a garantire stabilità finanziaria agli investitori e a ridurre l'esposizione alla volatilità dei prezzi di mercato.
I numeri e le modalità di accesso agli incentivi
Il Decreto FER X è un piano ambizioso che si estenderà fino al 31 dicembre 2030 e prevede diverse modalità di accesso agli incentivi. Una quota di 10 GW è riservata agli impianti di piccola taglia, con potenza fino a 1 MW, che potranno accedere direttamente al meccanismo di sostegno, previa verifica dei requisiti. Questa semplificazione è cruciale per favorire la diffusione capillare delle rinnovabili anche tra realtà meno strutturate, come molte aziende agricole e zootecniche.
Per gli impianti di dimensioni maggiori, superiori a 1 MW, il percorso prevede la partecipazione a procedure competitive (aste) gestite dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici), a cui è destinato il restante contingente di 27,15 GW. Le stime di ripartizione per le aste indicano 16,5 GW per l'eolico, 10 GW per il fotovoltaico e 0,63 GW per l'idroelettrico. Per quanto riguarda il biogas da processi di depurazione, è previsto un contingente di 0,02 GW nelle procedure competitive. Il decreto mira a lanciare le prime procedure competitive entro la fine del 2026, con altre due previste nel 2027.
È fondamentale sottolineare che, oltre al prezzo, nelle aste saranno considerati anche criteri "non di prezzo", come la condotta responsabile d'impresa, la dovuta diligenza in materia di sostenibilità e aspetti legati alla cybersicurezza, in linea con il Net-Zero Industry Act europeo.
Il ruolo strategico del biogas per il settore zootecnico
Per gli allevatori e gli operatori del settore zootecnico, il biogas da depurazione rappresenta un'opportunità di particolare rilievo. Sebbene il decreto menzioni specificamente il "biogas da depurazione", è importante notare che, nel contesto delle rinnovabili e dell'economia circolare, gli effluenti zootecnici e i sottoprodotti agricoli sono tra le principali matrici utilizzate per la produzione di biogas e biometano negli impianti agricoli. Questi impianti non solo generano energia pulita, ma offrono anche una soluzione efficace per la gestione dei reflui zootecnici, riducendo l'impatto ambientale delle attività agricole e trasformando un costo (lo smaltimento dei liquami) in un ricavo.
Attualmente, l'Italia sta installando circa 3,4 GW di impianti rinnovabili nei primi sei mesi del 2026, un ritmo che, pur in crescita, necessita di una forte accelerazione per raggiungere i target climatici europei. In questo contesto, l'agri-biogas può giocare un ruolo cruciale, fornendo non solo energia elettrica e termica, ma anche digestato, un sottoprodotto del processo anaerobico che può essere impiegato come fertilizzante naturale, migliorando la fertilità del suolo e riducendo la dipendenza da concimi chimici.
Il settore zootecnico italiano, caratterizzato da un'elevata produzione di effluenti, può quindi trovare nel Decreto FER X un incentivo concreto per investire in tecnologie di biogas che, pur richiedendo investimenti iniziali, garantiscono benefici a lungo termine in termini di autosufficienza energetica, riduzione delle emissioni di gas serra (in particolare metano) e valorizzazione dei sottoprodotti.
Cosa significa per gli allevatori: opportunità e sfide pratiche
L'entrata in vigore del Decreto FER X offre agli allevatori italiani una serie di opportunità tangibili. Innanzitutto, l'accesso a incentivi stabili e di lungo periodo rende più attrattivi gli investimenti in impianti a biogas. Questo può tradursi in:
- Diversificazione del reddito: la vendita di energia elettrica alla rete, o la produzione di biometano, può generare nuove fonti di guadagno, riducendo la dipendenza dalle fluttuazioni dei prezzi delle materie prime agricole.
- Autosufficienza energetica: la produzione di energia per il proprio fabbisogno aziendale (autoconsumo) permette di abbattere significativamente i costi energetici, un fattore sempre più critico per la marginalità delle aziende zootecniche.
- Gestione sostenibile dei reflui: il biogas è una soluzione efficace per trattare gli effluenti zootecnici, riducendo gli odori, il volume dei liquami e le emissioni in atmosfera, contribuendo a un'immagine più sostenibile dell'allevamento.
- Produzione di fertilizzante organico: il digestato, residuo della digestione anaerobica, è un ammendante di alta qualità che può sostituire i concimi chimici, migliorando la salute del suolo e riducendo i costi di acquisto di fertilizzanti.
In conclusione, il Decreto FER X rappresenta un segnale chiaro dell'impegno italiano verso un futuro energetico più pulito e sostenibile. Per gli allevatori, è un invito a considerare l'energia rinnovabile non solo come un obbligo ambientale, ma come una leva strategica per l'innovazione, l'efficienza e la resilienza economica delle proprie aziende, contribuendo attivamente alla filiera agroalimentare di un'Italia sempre più verde e autonoma dal punto di vista energetico.
