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Fabbricare carne

Fonte: Ruminantia··5 min di lettura

La Sfida di "Fabbricare Carne": Nutrire il Mondo tra Innovazione e Tradizione Zootecnica

Il settore zootecnico italiano si trova da tempo al centro di un dibattito complesso, stretto tra la crescente domanda globale di cibo, la necessità impellente di sostenibilità ambientale e le mutevoli percezioni dei consumatori. In questo scenario in continua evoluzione, l'uscita del libro "Fabbricare carne. Tecnologia e allevamenti del futuro" (il Mulino, 2026) di Paolo Ajmone Marsan e Riccardo Negrini, professori all'Università Cattolica di Piacenza, rappresenta un momento significativo per una riflessione approfondita sul futuro dell'allevamento, in particolare quello bovino. Gli autori, esperti rispettivamente di miglioramento genetico animale e zootecnia generale, propongono un approccio multidisciplinare che mira a sfatare luoghi comuni e a fornire un'analisi basata su dati scientifici, essenziale per gli operatori del settore.

Il volume si inserisce in un contesto globale dove la popolazione è destinata a raggiungere i dieci miliardi di persone entro la fine del secolo, con una conseguente crescita significativa della domanda di cibo, soprattutto in termini di proteine. Questa prospettiva pone gli allevamenti di fronte a una sfida cruciale: la necessità di produrre di più con meno, incrementare l'efficienza, ridurre gli sprechi e contenere l'impatto ambientale.

Allevamento Tradizionale e Sostenibilità: Una Nuova Prospettiva

Uno degli aspetti centrali del libro è la volontà di contrastare una percezione pubblica degli allevamenti spesso basata più su impressioni che su evidenze scientifiche. Ajmone Marsan e Negrini evidenziano come, nei paesi tecnologicamente avanzati come l'Italia, l'impatto ambientale dell'allevamento sia sempre più contenuto, riuscendo a produrre quantità crescenti di cibo mantenendo le emissioni stabili. Questo dato è fondamentale per rimettere in prospettiva il ruolo dell'allevamento tradizionale, spesso additato come principale responsabile di problematiche ambientali.

La sostenibilità nell'allevamento va ben oltre la semplice riduzione dell'impronta ecologica. Essa abbraccia pratiche che garantiscono una produzione etica ed ecologicamente responsabile, assicurando al contempo il rispetto per il benessere animale. In Italia, la moderna concezione dell'allevamento, rispettosa dell'ambiente e della salute degli animali, sta virando verso modelli di agricoltura rigenerativa e metodi estensivi, come l'allevamento brado, che fanno della sostenibilità ambientale e del benessere animale punti di forza essenziali. Questo include l'obbligo di pascolo per un determinato periodo dell'anno, l'utilizzo di razze autoctone e a lento accrescimento più resistenti e adatte all'ambiente, e il divieto di pratiche mutilatorie.

Gli autori, inoltre, sottolineano come il termine "intensivo" non sia automaticamente sinonimo di scarso benessere animale, e che "biologico" indichi un insieme di vincoli normativi che non sempre implicano di per sé una maggiore sostenibilità complessiva. Questa distinzione è cruciale per una comprensione più sfumata e obiettiva delle diverse pratiche zootecniche.

Il Dibattito sulle Proteine Alternative: Carne Coltivata e Oltre

Il libro di Ajmone Marsan e Negrini affronta anche la tensione tra i metodi di allevamento tradizionali e le innovazioni emergenti, come la carne coltivata e altre proteine alternative. Il dibattito sulla carne coltivata, spesso impropriamente definita "sintetica", è particolarmente acceso in Italia, dove è stata approvata una legge che ne vieta la produzione e la commercializzazione, prima ancora che fossero presentate domande di autorizzazione all'UE.

Le proteine alternative, che includono anche insetti, alghe e fermentazioni microbiche, promettono un impatto ambientale significativamente ridotto rispetto all'allevamento tradizionale, sia in termini di emissioni di gas serra che di consumo di suolo e acqua. Tuttavia, la strada per la loro diffusione su larga scala è ancora lunga e richiede notevoli investimenti in ricerca, sviluppo tecnologico e, non da ultimo, l'accettazione sociale da parte dei consumatori. La ricerca sta inoltre esplorando potenziali rischi allergenici e differenze proteiche tra carne coltivata e tradizionale, evidenziando la necessità di valutazioni di sicurezza alimentare approfondite.

Gli autori di "Fabbricare carne" evitano una contrapposizione ideologica, suggerendo che non esista una soluzione unica e che una visione futura debba tenere insieme ambiente, economia, cultura e progresso. È essenziale che il settore sia aperto a considerare l'integrazione di diverse fonti proteiche nel sistema alimentare globale, riconoscendo al contempo il valore intrinseco e irrinunciabile dell'allevamento tradizionale.

Cosa significa per gli allevatori italiani

Per gli allevatori italiani, le riflessioni proposte in "Fabbricare carne" offrono spunti preziosi e conferme importanti. In primo luogo, il volume rafforza la necessità di continuare a investire nella sostenibilità dei propri allevamenti, non solo come risposta alle pressioni ambientali, ma anche come leva per posizionarsi strategicamente in un mercato sempre più esigente e consapevole. Questo si traduce in un'attenzione costante al benessere animale, all'efficienza nell'uso delle risorse (acqua, mangimi), alla riduzione delle emissioni e alla valorizzazione dei sottoprodotti agroindustriali.

La zootecnia italiana, con la sua ricchezza di razze autoctone e le sue filiere di alta qualità, ha già le carte in regola per essere un esempio di sostenibilità. È fondamentale comunicare in modo trasparente e basato sui dati l'impegno e i progressi fatti dal settore, sfatando miti e luoghi comuni che spesso ne offuscano il valore. Il costo di produzione nell'allevamento bovino, come nel caso del latte vaccino, rimane una variabile critica (circa 49 c/l in Italia secondo dati FADN 2019-2021), e la redditività è strettamente legata all'efficienza e alla capacità di valorizzare il prodotto.

Inoltre, sebbene la carne coltivata sia attualmente vietata in Italia, è cruciale che gli allevatori rimangano informati e aperti al dibattito sulle nuove tecnologie. Comprendere le dinamiche delle proteine alternative e il loro potenziale impatto sul mercato globale permetterà al settore tradizionale di adattarsi e innovare, magari anche esplorando nuove nicchie o modelli di produzione che integrino al meglio tradizione e avanguardia.

In sintesi, il libro "Fabbricare carne" invita gli allevatori a guardare al futuro con pragmatismo e fiducia, basandosi sulla scienza per superare i preconcetti e rafforzando il ruolo insostituibile dell'allevamento italiano nella produzione di cibo di alta qualità, nel mantenimento dei territori e nel sostegno alle comunità rurali. La chiave del successo sarà la capacità di abbracciare l'innovazione senza rinunciare alla ricchezza del proprio patrimonio zootecnico, dimostrando che la carne, "fabbricata" con saggezza e responsabilità, continuerà a nutrire il mondo in modo sostenibile.

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