La crisi idrica sta disegnando un nuovo orizzonte per l'allevamento italiano, in particolare nelle aree di montagna, dove la disponibilità di acqua è tradizionalmente data per scontata. Questa risorsa vitale, sempre più scarsa a causa dei cambiamenti climatici, sta mettendo a dura prova la resilienza degli allevatori, minacciando pascoli, mandrie e l'intero ecosistema socio-economico che ruota attorno alla zootecnia montana.
L'Emergenza Idrica in Montagna: Un Quadro Allarmante
L'Italia, e in particolare il suo Centro-Nord, sta affrontando una sofferenza idrica senza precedenti, caratterizzata da temperature eccezionalmente elevate e scarse precipitazioni. L'Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue (ANBI) ha più volte fotografato una situazione allarmante, con riserve idriche in calo drastico e fiumi come Tanaro e Varaita con portate ridotte ben oltre la media. Se nelle aree di pianura la presenza di impianti irrigui e sistemi di captazione consente, seppur con difficoltà, di gestire l'emergenza, ben diverso è il quadro nelle zone collinari e montane, dove le infrastrutture per l'approvvigionamento idrico sono spesso assenti.
La scarsità d'acqua colpisce direttamente i pascoli, che perdono la loro capacità produttiva ben prima della fine della stagione. Erba secca e terreni induriti significano minore disponibilità di foraggio, costringendo gli allevatori a decisioni difficili: rinunciare all'alpeggio o anticipare la demonticazione, riportando gli animali a valle con settimane di anticipo. Questo non è solo un cambiamento di calendario, ma un vero e proprio danno economico per le aziende. Gli allevatori devono affrontare l'acquisto anticipato di fieno e mangimi, maggiori spese per l'approvvigionamento idrico e costi di trasporto per il rientro degli animali. La riduzione del foraggio disponibile in montagna si traduce in un aumento dei costi di alimentazione, un fattore che incide pesantemente sulla redditività.
In aggiunta, l'innalzamento delle temperature ha un impatto diretto sul benessere animale, causando stress termico che può diminuire la produzione di latte e alterare la qualità delle carni. Alcuni studi hanno evidenziato temperature dell'acqua nei laghi alpini fino a cinque gradi superiori rispetto ai valori attesi, condizioni che favoriscono anche la comparsa di fioriture algali.
Adattamento e Necessità di Infrastrutture
Di fronte a questa realtà, gli allevatori di montagna cercano attivamente soluzioni. Tuttavia, il futuro rimane incerto "senza nuovi invasi e una gestione diversa delle risorse". La siccità non è più un'emergenza episodica, ma una criticità strutturale che richiede un cambio di passo.
Tra le soluzioni emergenti vi sono l'implementazione di sistemi di irrigazione più efficienti, come l'irrigazione a goccia e la microirrigazione, supportati da tecnologie di monitoraggio del suolo e del clima che forniscono dati in tempo reale per decisioni mirate. Queste soluzioni possono portare a un risparmio idrico significativo, fino al 30-50%. Un'altra pratica sempre più rilevante è la raccolta e l'immagazzinamento dell'acqua piovana attraverso cisterne. Queste riserve possono essere impiegate per l'abbeveraggio degli animali, la pulizia delle stalle e la manutenzione generale, riducendo la dipendenza da fonti esterne e contribuendo alla conservazione delle risorse idriche. In montagna, l'essiccazione del fieno assume un ruolo cruciale, permettendo di preservare la qualità del foraggio anche in stagioni piovose e con finestre utili di fienagione brevi, evitando perdite di energia e proteine.
La questione degli invasi è centrale. È sempre più necessario realizzare nuove infrastrutture per trattenere l'acqua quando è disponibile, specialmente in montagna, per trasformare la criticità idrica da emergenza a una gestione pianificata.
Il Ruolo delle Istituzioni e della Ricerca
La gestione sostenibile delle risorse idriche in agricoltura è un tema fondamentale, su cui anche il CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) svolge un ruolo di supporto tecnico-scientifico al Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF). L'obiettivo è attuare programmi e finanziamenti per investimenti in infrastrutture irrigue, promuovendo azioni di risparmio e uso efficiente della risorsa idrica. L'agricoltura a livello globale è una delle maggiori utilizzatrici di risorse idriche, con il 72% delle riserve di acque dolci mondiali destinate a questo settore. La ricerca è dunque cruciale per trovare soluzioni, ma anche le politiche integrate a livello intersettoriale sono fondamentali, con un forte coordinamento tra politiche ambientali e agricole.
Organizzazioni come la CIA Agricoltori delle Alpi chiedono alle Regioni e al Governo interventi urgenti, tra cui deroghe alle regole sul calendario del pascolamento per evitare che gli allevatori perdano i contributi pubblici se costretti a rientrare anticipatamente, e la dichiarazione dello stato di emergenza. È chiaro che il problema richiede una risposta articolata che vada oltre gli interventi emergenziali, puntando su investimenti strutturali e una visione a lungo termine.
Cosa significa per gli allevatori
Per gli allevatori di bovini, in particolare quelli che operano in montagna, questa crisi idrica impone una revisione profonda delle strategie operative. Significa anzitutto mettere in atto piani di gestione dell'acqua più robusti, investendo in soluzioni tecnologiche per la raccolta e lo stoccaggio, come cisterne e piccoli bacini, e in sistemi di abbeveraggio efficienti. L'ottimizzazione dell'uso del foraggio diventa cruciale: considerare l'essiccazione come strumento per garantire la qualità e quantità anche in condizioni climatiche avverse può fare la differenza nella stabilità della razione e nella riduzione della dipendenza da mangimi esterni.
Sarà fondamentale anche monitorare attentamente le opportunità di finanziamento e i bandi a livello regionale ed europeo, che mirano a supportare gli investimenti in infrastrutture idriche e tecnologie per la resilienza climatica in agricoltura. La capacità di adattamento, l'innovazione tecnologica e una gestione oculata delle risorse diventeranno i pilastri per garantire la sostenibilità economica e ambientale degli allevamenti montani in un futuro sempre più incerto dal punto di vista idrico. La collaborazione con consorzi, associazioni di categoria e istituti di ricerca può fornire un supporto prezioso per individuare le soluzioni più adatte e per fare fronte comune di fronte a una sfida che riguarda l'intera filiera zootecnica italiana.
