📉 Sentiment: RibassistaScore: -0.70·Mangimi·Italia

Mais italiano, superfici dimezzate e produzione in calo: ecco le proposte per il rilancio della filiera

Fonte: Ruminantia··5 min di lettura

La filiera zootecnica italiana si trova di fronte a una sfida di proporzioni crescenti: il mais nazionale, pilastro fondamentale per l'alimentazione del bestiame, sta registrando un declino preoccupante. Le superfici coltivate sono drasticamente diminuite, portando a un calo significativo della produzione e sollevando serie preoccupazioni per l'autosufficienza e la competitività dei nostri allevamenti. Un recente convegno a Roma, promosso da attori chiave del settore, ha messo in luce la gravità della situazione, proponendo al contempo strategie concrete per invertire la rotta e garantire un futuro più stabile alla produzione maidicola italiana.

Il Declino del Mais Italiano: Una Tendenza Allarmante

Negli ultimi anni, l'Italia ha assistito a una contrazione impressionante delle superfici dedicate alla coltivazione del mais. Diverse fonti indicano un dimezzamento delle aree, passando da oltre un milione di ettari coltivati a mais negli anni 2000 a circa 600.000 ettari negli ultimi anni, con ulteriori riduzioni che continuano a manifestarsi in alcune regioni. Questo calo non è un fenomeno isolato, ma il risultato di una combinazione di fattori complessi. I cambiamenti climatici, con siccità prolungate e ondate di calore sempre più frequenti, rendono la coltivazione del mais, una coltura idrovora, sempre più rischiosa e costosa. A ciò si aggiunge la scarsa redditività percepita da molti agricoltori rispetto ad altre colture, i costi elevati di produzione (fertilizzanti, energia) e le incertezze del mercato. La conseguenza diretta è una produzione nazionale insufficiente a coprire il fabbisogno interno, costringendo l'Italia a dipendere in misura crescente dalle importazioni. Il mais italiano, in particolare quello di alta qualità, è insostituibile per l'alimentazione animale, soprattutto per i bovini da latte e da carne, dove la sua tracciabilità e le caratteristiche nutrizionali sono valorizzate.

Impatto Diretto sulla Zootecnia Bovina Italiana

La riduzione della disponibilità di mais italiano ha ripercussioni profonde e immediate sul settore zootecnico, in particolare per l'allevamento bovino. Gli allevatori si trovano ad affrontare costi dei mangimi in costante aumento, una voce di spesa che incide significativamente sul bilancio aziendale. La dipendenza dalle importazioni espone il settore alla volatilità dei mercati internazionali, alle fluttuazioni dei prezzi delle materie prime a livello globale e ai rischi legati alle catene di approvvigionamento, come dimostrato dalle crisi geopolitiche e sanitarie recenti.

Per gli allevamenti di bovini da latte, un'alimentazione equilibrata e di qualità è cruciale per la produzione di latte e derivati, molti dei quali a denominazione d'origine protetta (DOP). Il mais, sotto forma di granella o insilato, è una componente fondamentale della razione. La sua carenza o il suo aumento di prezzo si traduce direttamente in maggiori costi di produzione del latte, mettendo a rischio la competitività dei prodotti caseari italiani. Allo stesso modo, per gli allevamenti di bovini da carne, dove l'efficienza alimentare è chiave per ottenere carcasse di qualità, la disponibilità di mais a prezzi accessibili è vitale. L'impossibilità di approvvigionarsi adeguatamente di mais nazionale spinge gli allevatori a ricorrere a mangimi importati, spesso con minore tracciabilità e talvolta con qualità variabile, compromettendo la distintività e il valore aggiunto delle carni italiane.

In un contesto in cui la sostenibilità e la tracciabilità sono sempre più richieste dai consumatori, la difficoltà di reperire materie prime nazionali indebolisce anche la narrazione del "Made in Italy" e la garanzia di una filiera corta e controllata, penalizzando ulteriormente gli allevatori che puntano su questi valori.

Strategie per il Rilancio: Un Impegno Corale

La consapevolezza di questa crisi ha spinto diverse organizzazioni a unirsi per definire un piano di rilancio. Il convegno tenutosi a Roma, promosso da Cibo per la Mente, Assalzoo, Origin Italia e l'Associazione Italiana Maiscoltori (AMI), ha riunito istituzioni, centri di ricerca e rappresentanti del settore, evidenziando la necessità di un approccio multisettoriale e integrato.

Tra le proposte emerse, si sottolinea l'urgenza di investire nella ricerca e sviluppo per selezionare nuove varietà di mais più resistenti alla siccità e alle malattie, con cicli colturali più brevi e rese maggiori, adattandosi meglio ai mutamenti climatici. È fondamentale anche promuovere pratiche agronomiche innovative e sostenibili, come la minima lavorazione, l'agricoltura di precisione e l'uso efficiente dell'acqua, per ridurre l'impatto ambientale e migliorare la resilienza delle coltivazioni.

Un altro punto cardine è la necessità di politiche agricole di supporto che rendano la coltivazione del mais più attrattiva per gli agricoltori. Questo potrebbe includere incentivi economici mirati, meccanismi di copertura del rischio climatico e strumenti per stabilizzare i prezzi, garantendo una maggiore redditività. Cruciale sarà anche la valorizzazione del mais italiano di qualità attraverso una migliore integrazione di filiera, che favorisca accordi commerciali stabili tra produttori di mais e utilizzatori (mangimifici, allevatori), con contratti di filiera che assicurino prezzi equi e stabilità produttiva. La creazione di piattaforme e strumenti che facilitino l'incontro tra domanda e offerta di mais nazionale potrebbe ulteriormente contribuire a rafforzare la filiera interna.

Cosa Significa per gli Allevatori

Per gli allevatori di bovini, la situazione attuale richiede una duplice attenzione: da un lato, una gestione oculata dei costi dei mangimi e una costante ricerca di fonti di approvvigionamento stabili e competitive; dall'altro, la consapevolezza che il futuro della propria attività è intrinsecamente legato alla salute della filiera maidicola nazionale.

Nel breve termine, gli allevatori potrebbero dover esplorare soluzioni alternative o complementari all'utilizzo esclusivo di mais, come l'introduzione di altre colture foraggere nella rotazione o l'utilizzo di sottoprodotti agricoli, sempre nel rispetto delle esigenze nutrizionali degli animali e della qualità del prodotto finale. Sarà fondamentale mantenere un dialogo aperto con i propri fornitori di mangimi per comprendere le dinamiche di prezzo e le disponibilità.

Nel medio-lungo termine, l'interesse primario degli allevatori deve convergere con gli sforzi per il rilancio del mais italiano. Sostenere le iniziative di filiera, chiedere alle istituzioni politiche agricole mirate e promuovere l'utilizzo del mais nazionale di qualità sono azioni che contribuiranno a costruire una maggiore resilienza per l'intero sistema agroalimentare italiano. Una filiera del mais robusta e autosufficiente significa minori rischi di approvvigionamento, maggiore stabilità dei prezzi dei mangimi e la possibilità di valorizzare ulteriormente il marchio "Made in Italy" dei prodotti zootecnici, fornendo ai consumatori una garanzia in più sulla provenienza e la qualità dell'alimentazione animale. La collaborazione tra tutti gli attori della filiera, dal campo alla tavola, è l'unica via per garantire un futuro prospero alla zootecnia bovina italiana.

maiscosti mangimiproduzione agricolazootecnia

Fonte originale

Ruminantia: Mais italiano, superfici dimezzate e produzione in calo: ecco le proposte per il rilancio della filiera

Leggi originale →
Condividi:WhatsAppTelegram

Accedi a tutti i dati di mercato

Registrati gratis per quotazioni in tempo reale, grafici e stime personalizzate.

Registrati gratis

Notizie correlate