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Più tutele con il nuovo regolamento biologico UE per allevamenti, mangimi e importazioni

Fonte: Ruminantia··5 min di lettura
Più tutele con il nuovo regolamento biologico UE per allevamenti, mangimi e importazioni

Un'importante svolta per il settore zootecnico biologico italiano è stata raggiunta con l'accordo politico tra il Parlamento Europeo e il Consiglio dell'Unione Europea sulla revisione del Regolamento (UE) 2018/848, che disciplina la produzione e l'etichettatura dei prodotti biologici. Questa intesa, accolta con favore da organizzazioni come Copa-Cogeca, mira a rafforzare la tutela degli allevatori europei, garantire condizioni di parità per i prodotti importati e semplificare le procedure di certificazione. Un passo fondamentale per la crescita e la stabilità del comparto biologico, con ripercussioni significative anche per l'allevamento di bovini da carne in Italia.

Maggiore Trasparenza e Tutela per il Mercato Biologico Europeo

Il cuore della revisione normativa risiede nell'introduzione di norme più stringenti per i prodotti biologici importati da Paesi extra-UE. Precedentemente, il sistema si basava sul principio di "equivalenza", in cui bastava che i prodotti esteri rispettassero standard considerati simili a quelli europei per poter utilizzare il logo biologico dell'UE. Con il nuovo accordo, si passa al principio di "conformità". Ciò significa che i prodotti agroalimentari provenienti da Paesi terzi, se riconosciuti equivalenti, potranno mostrare il logo biologico dell'UE solo qualora rispettino requisiti aggiuntivi di produzione e di controllo del tutto analoghi a quelli europei.

Questa modifica, che trae origine da una sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea (C-240/23), è cruciale per combattere la concorrenza sleale e salvaguardare la credibilità del biologico europeo. Il logo biologico dell'UE, infatti, è il marchio agroalimentare più riconosciuto dai cittadini europei, fungendo da guida essenziale negli acquisti e da strumento strategico per la valorizzazione commerciale delle produzioni. L'aumento delle importazioni di prodotti biologici da Paesi terzi, con un incremento del 26% nel 2025 rispetto all'anno precedente, aveva reso impellente l'esigenza di maggiore trasparenza e controlli più rigorosi.

Per evitare interruzioni dannose nei flussi commerciali, il riconoscimento dei regimi di equivalenza per undici Paesi terzi è stato prorogato fino al 31 dicembre 2036. Questo periodo di transizione permetterà agli operatori e alle autorità di adattarsi alle nuove disposizioni, garantendo al contempo stabilità nel commercio internazionale.

Semplificazione e Chiarezza per gli Allevatori Italiani

Un altro pilastro del nuovo regolamento è la semplificazione delle procedure di certificazione, in particolare per le piccole imprese e le filiere zootecniche. L'obiettivo è ridurre la burocrazia e gli oneri amministrativi che spesso gravano sugli operatori biologici. Tra le novità più rilevanti vi è l'ampliamento delle esenzioni dalla certificazione per i piccoli operatori che vendono direttamente ai consumatori. Le soglie di fatturato annuo e di vendita sono state aumentate, consentendo a una platea più ampia di piccole aziende di operare con maggiore flessibilità.

La Commissione Europea stima che le modifiche proposte porteranno a un risparmio annuo di circa 47,8 milioni di euro in costi amministrativi diretti, di cui ben 45,9 milioni andranno a beneficio diretto di agricoltori e allevatori. A questi si aggiungono risparmi una tantum stimati in oltre 109 milioni di euro per l'adeguamento iniziale. Tale alleggerimento burocratico è fondamentale per la competitività e la resilienza del comparto biologico, mantenendo al contempo elevati standard di qualità e benessere animale.

Per il settore bovino da carne biologico in Italia, queste semplificazioni possono tradursi in un incentivo per le aziende a passare al biologico o a espandere le proprie produzioni. Meno tempo speso in adempimenti burocratici significa più risorse dedicate alla gestione degli animali e al miglioramento della qualità del prodotto. L'agricoltura biologica rappresenta circa l'11% della superficie agricola utilizzata nell'Unione Europea, e il mercato al dettaglio ha superato i 45 miliardi di euro, raddoppiando il proprio valore nell'ultimo decennio. Questo dimostra una crescente domanda dei consumatori, alla quale gli allevatori italiani possono rispondere con maggiore fiducia e minori barriere d'ingresso.

Implicazioni per gli Allevamenti, i Mangimi e la Prevenzione delle Contaminazioni

Il regolamento introduce anche modifiche mirate per le pratiche di allevamento e la gestione delle stalle. Sebbene l'estratto originale menzionasse in particolare il settore avicolo, le discussioni di Copa-Cogeca hanno evidenziato la necessità di riforme anche in altri settori zootecnici, inclusi i ruminanti. Ciò implica che anche per i bovini da carne si cercherà maggiore chiarezza su parametri tecnici come la densità di stoccaggio e i requisiti relativi alle aree esterne. L'obiettivo è fornire soluzioni pragmatiche e chiarezza interpretativa in ambiti dove l'onere amministrativo era elevato o di difficile applicazione, senza compromettere il benessere animale.

Vengono inoltre previste modifiche sulla flessibilità per alcune sostanze nei mangimi e un impegno della Commissione Europea a pubblicare, entro il 31 dicembre 2031, un documento sulle migliori pratiche per prevenire le contaminazioni accidentali tra produzioni biologiche e convenzionali negli allevamenti e nei campi. Quest'ultimo punto è di vitale importanza per mantenere l'integrità delle produzioni biologiche di carne bovina, garantendo che i prodotti certificati mantengano la loro purezza e la fiducia dei consumatori.

Cosa significa per gli allevatori italiani

Per gli allevatori di bovini da carne italiani, questo nuovo regolamento rappresenta un'opportunità e una conferma. La maggiore chiarezza e i controlli più severi sulle importazioni proteggono il mercato interno dalla concorrenza di prodotti che potrebbero non rispettare gli stessi standard rigorosi richiesti ai produttori europei. Ciò rafforza la fiducia dei consumatori nel "biologico Made in Italy", un valore aggiunto in un mercato in continua crescita.

Le semplificazioni burocratiche e la possibilità di certificazione di gruppo possono incentivare le piccole e medie aziende a intraprendere o espandere la produzione biologica, riducendo i costi e l'impegno amministrativo. È fondamentale per gli allevatori informarsi sulle nuove direttive relative a mangimi, densità di stoccaggio e gestione degli spazi, per assicurarsi la piena conformità e trarre il massimo beneficio dalle agevolazioni. Il settore zootecnico biologico italiano, e in particolare quello della carne bovina, può guardare al futuro con maggiore certezza e stabilità, continuando a valorizzare l'eccellenza e il benessere animale che lo contraddistinguono.

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