Come possono gli allevatori italiani proteggere i loro allevamenti bovini dal rischio di afta epizootica dopo il focolaio in Grecia a marzo 2026?

La recente conferma di un focolaio di afta epizootica sull'isola di Lesbo, in Grecia, rilevato il 15 marzo 2026, dopo oltre trent'anni di assenza nel Paese, ha innalzato il livello di allerta in tutta Europa e, in particolare, in Italia, data la vicinanza geografica e gli intensi scambi commerciali. L'afta epizootica (FMD) è una malattia virale altamente contagiosa che colpisce bovini, suini, ovini e caprini, con un impatto economico devastante per la zootecnia. Per gli allevatori italiani, la prevenzione e una rigorosa biosicurezza sono gli unici scudi efficaci contro questa minaccia. Innanzitutto, è fondamentale comprendere le **vie di trasmissione** del virus. L'afta epizootica si diffonde rapidamente non solo attraverso il contatto diretto tra animali infetti e suscettibili, ma anche indirettamente tramite fomiti (veicoli, attrezzature, abiti e calzature di persone), prodotti animali e, in determinate condizioni, per via aerea anche su lunghe distanze. La Grecia ha immediatamente attivato un piano di emergenza, dichiarando l'intera isola di Lesbo zona a rischio e imponendo divieti assoluti di movimentazione di animali vivi, prodotti e sottoprodotti di origine animale, e mangimi, sia all'interno che all'esterno dell'isola. Nell'allevamento colpito, tutti gli animali suscettibili verranno abbattuti e i prodotti distrutti, seguendo i protocolli di controllo ed eradicazione. In Italia, il **livello di allerta è altissimo**, con il Ministero della Salute e gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali che già nel 2025 avevano rafforzato le misure di controllo in seguito a focolai in Germania, Ungheria e Slovacchia. Le **misure di biosicurezza essenziali** per gli allevamenti italiani devono includere: 1. **Controllo degli accessi**: Limitare l'ingresso in allevamento a personale strettamente necessario e a veicoli indispensabili. Tutti i visitatori e il personale devono utilizzare indumenti protettivi e disinfettare scarpe e mani. Devono essere implementati protocolli rigorosi per la disinfezione di mezzi e attrezzature che entrano ed escono dall'azienda. 2. **Quarantena per i nuovi animali**: Qualsiasi animale introdotto nell'allevamento, sia da acquisto che da rientro da esposizioni o fiere, deve essere sottoposto a un periodo di quarantena di almeno 21 giorni, monitorando attentamente la sua salute e isolandolo da altri animali. 3. **Igiene e disinfezione**: Mantenere elevati standard di igiene in stalle, attrezzature e veicoli di trasporto animali. Utilizzare disinfettanti efficaci contro il virus dell'afta epizootica. 4. **Sorveglianza attiva e segnalazione precoce**: Gli allevatori devono monitorare costantemente la salute dei propri animali, prestando attenzione a sintomi quali febbre, zoppia, vescicole su bocca, muso, capezzoli e zampe. Qualsiasi anomalia o sintomo sospetto deve essere immediatamente segnalato ai servizi veterinari competenti. La rapidità nella diagnosi e nella segnalazione è cruciale per contenere eventuali focolai. 5. **Regolamentazione dei movimenti**: L'Italia ha già disposto misure rafforzate, come la disinfezione degli automezzi che trasportano animali sensibili provenienti da Ungheria e Slovacchia attraverso il Friuli Venezia Giulia, e la canalizzazione diretta a un singolo stabilimento o impianto di macellazione. È essenziale che gli allevatori rispettino scrupolosamente queste direttive e limitino al minimo le movimentazioni non essenziali. La collaborazione tra allevatori, veterinari e autorità sanitarie è fondamentale. Il Ministero della Salute e gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali continuano a promuovere iniziative di formazione e informazione, come i webinar tenuti nell'aprile 2025, per aggiornare gli operatori sulle misure preventive e diagnostiche. In un contesto di rischio transfrontaliero elevato, anche la promozione di strategie di vaccinazione coordinate a livello UE e il rafforzamento dei sistemi di individuazione precoce e condivisione dei dati sono richiami importanti, evidenziati anche dal Parlamento Europeo. La perdita dello status di 'indenne' da parte della Grecia dopo 30 anni serve da monito: la vigilanza non può mai diminuire.

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