Lupi e Allevamento: La Sfida della Coesistenza tra Predazione e Stress, lezioni dalla California per l'Italia
Un recente studio condotto dall'Università della California, Davis, sta sollevando nuove e importanti questioni sulla coesistenza tra i lupi grigi e l'allevamento di bestiame. La ricerca, pubblicata su PLOS One ed Ecology and Evolution, rivela che i lupi californiani si nutrono in modo significativo di bestiame, principalmente bovini, e che la loro sola presenza causa un notevole stress fisiologico agli animali da allevamento. Questi risultati, sebbene provenienti dagli Stati Uniti, offrono spunti di riflessione e paralleli cruciali per il settore zootecnico italiano, che da anni affronta sfide simili legate al ritorno e all'espansione del lupo.
La Dieta del Lupo in California: Una Rivelazione per gli Allevatori
Lo studio californiano ha analizzato campioni di escrementi (scat) di lupi provenienti dai branchi di Lassen e Harvey, situati nella California nord-orientale, durante le estati del 2022 e 2023. I risultati sono stati sorprendenti: il 72% dei campioni conteneva DNA bovino. Analizzando la biomassa, si è stimato che i bovini costituiscano circa il 55% della dieta totale dei lupi in queste aree.
Tina Saitone, autrice principale dello studio e professoressa presso il Dipartimento di Economia Agraria e delle Risorse della UC Davis, ha sottolineato come la presenza di bestiame sia diventata una componente fondamentale della dieta dei lupi, sia attraverso la predazione diretta che la necrofagia. Questa tendenza è particolarmente marcata a causa della scarsità di prede naturali come il cervo mulo, il cui DNA è stato rilevato solo nel 45% dei campioni analizzati. I lupi in California vivono in paesaggi fortemente antropizzati e hanno meno opzioni di prede selvatiche rispetto ad altre regioni del Nord America.
Ma l'impatto non si limita alle perdite dirette. Una seconda parte della ricerca ha esaminato i livelli di cortisolo (l'ormone dello stress) nel pelo della coda di bovini da carne che pascolavano in aree con e senza lupi. I bovini esposti alla presenza dei predatori mostravano livelli di cortisolo superiori del 58% rispetto a quelli in zone prive di lupi. Questo evidenzia che vivere in un ambiente con lupi è un'esperienza cronicamente stressante per il bestiame, con potenziali ricadute negative sulla produzione a breve e lungo termine, inclusa la diminuzione dell'aumento di peso e dei tassi di concepimento.
I lupi grigi, assenti dalla California per quasi un secolo, hanno iniziato a ricolonizzare lo stato nel 2011, e oggi si stimano tra nove e dodici branchi. Questa ricolonizzazione, sebbene un successo per la conservazione, ha generato una crescente preoccupazione tra gli allevatori.
Le Implicazioni Economiche e le Strategie di Mitigazione
Le perdite per gli allevatori non si limitano al valore del capo predato. Studi recenti hanno stimato che un singolo lupo può causare tra 69.000 e 162.000 dollari in perdite dirette e indirette, considerando il minor tasso di gravidanza nelle vacche e la ridotta crescita ponderale nei vitelli. Un singolo branco di lupi, il Beyem Seyo, ha imposto costi economici di almeno 2,6 milioni di dollari agli allevatori e alle agenzie statali in soli sette mesi, a causa di predazioni e sforzi di prevenzione. Nel 2025, in California, le indagini sulla predazione lupo-bestiame sono aumentate drasticamente, con 198 capi di bestiame persi a causa dei lupi. Nei primi tre mesi del 2026, si sono già registrati 26 decessi confermati di bestiame attribuiti ai lupi, seguendo il record di 196 attacchi confermati nel 2025.
Per far fronte a queste sfide, la California ha istituito un Programma di Compensazione Lupo-Bestiame, che nel luglio 2026 ha stanziato 2 milioni di dollari per rimborsare gli allevatori per le perdite dirette e per finanziare metodi di deterrenza non letali. Questi fondi sono gestiti da diverse organizzazioni che collaborano con il Dipartimento della Pesca e della Fauna Selvatica della California (CDFW). Tra le strategie non letali implementate vi sono:
- Fladry e dispositivi di guardia radio-attivati: sistemi visivi e acustici per spaventare i lupi.
- Foxlights: luci lampeggianti che simulano la presenza umana.
- Aumento della presenza umana: inclusi i "range riders" (guardiani a cavallo o in veicolo) che monitorano le mandrie.
- Droni e altre tecniche di allontanamento: per dissuadere i lupi senza causare danno.
- Cani da guardia del bestiame (LGDs): l'uso di razze specifiche addestrate per proteggere le greggi.
- Recinzioni mobili elettrificate: per confinare il bestiame in aree protette durante la notte o in periodi di maggiore rischio.
- Monitoraggio con auricolari elettronici: per rilevare movimenti o comportamenti anomali del bestiame che potrebbero indicare la presenza di lupi.
Il Contesto Italiano: Similitudini e Approcci
In Italia, la situazione non è dissimile. Dopo essere stati quasi sterminati negli anni '20, i lupi hanno iniziato una ricolonizzazione naturale degli Appennini e delle Alpi a partire dagli anni '90. Oggi, i lupi sono regolarmente presenti in tutte le regioni alpine, ad eccezione del Principato di Monaco. Questa espansione ha riacutizzato il conflitto con il settore zootecnico, in particolare con l'attività tradizionale del pascolo estivo in montagna.
Gli studi italiani mostrano che la maggior parte degli eventi di predazione riguarda il bestiame, e che la gestione del pascolo influenza significativamente il numero di eventi predatori. Anche in Italia, i vitelli giovani (fino a tre mesi di età) sono considerati i più vulnerabili. Le perdite di bestiame causate dai lupi nelle Alpi italiane sono aumentate da 23 nel 2010 a 245 nel 2019.
Come in California, anche in Italia si è osservato che le aziende zootecniche che praticano il pascolo libero, che non dispongono di metodi di prevenzione o che effettuano nascite direttamente al pascolo, sono più esposte al rischio di predazione.
L'Italia ha messo in atto programmi di compensazione per i danni causati dai grandi carnivori, con rimborsi che coprono il 100% del valore commerciale degli animali uccisi o dispersi, oltre ai costi indiretti come spese veterinarie e smaltimento delle carcasse. Inoltre, i Piani di Sviluppo Rurale (PSR) prevedono pagamenti per l'adozione di misure preventive come recinzioni elettrificate mobili, cani da guardia e la presenza umana costante durante il pascolo.
Cosa significa per gli allevatori italiani
I risultati dello studio californiano offrono diverse considerazioni cruciali per gli allevatori italiani.
- Impatto non solo di predazione diretta: È fondamentale riconoscere che la sola presenza del lupo, anche senza attacco diretto, genera stress cronico nel bestiame, con potenziali ripercussioni negative su crescita, produzione di latte, fertilità e salute generale degli animali. Questo "costo indiretto" deve essere considerato nella valutazione complessiva dell'impatto del lupo sull'allevamento.
- Importanza delle misure preventive integrate: Il successo della conservazione dei lupi, sia in California che in Italia, è strettamente legato alla capacità degli allevatori di adattarsi. Adottare una strategia di prevenzione multistrato è essenziale. Questo include l'uso di cani da guardiania, recinzioni mobili o fisse ben mantenute, la sorveglianza attiva del bestiame (range riding) e l'utilizzo di tecnologie innovative come gli auricolari elettronici.
- Gestione del pascolo: La ricerca italiana ha già evidenziato come le pratiche di gestione del pascolo, come evitare le nascite direttamente in aree esposte e confinare il bestiame in zone protette durante la notte, possano ridurre significativamente il rischio.
- Supporto e formazione: I programmi di compensazione sono importanti, ma devono essere affiancati da un robusto sistema di supporto agli allevatori che includa formazione sulle migliori pratiche di gestione del bestiame in presenza di grandi carnivori e l'accesso a strumenti di deterrenza efficaci e sostenibili.
- Dati e monitoraggio: La raccolta di dati precisi sulla dieta dei lupi e sull'impatto non letale sul bestiame, come fatto in California, è cruciale anche in Italia per sviluppare strategie di gestione sempre più mirate ed efficaci, che tengano conto delle specificità ambientali e delle popolazioni di lupi locali.